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CNR di Sesto Fiorentino, cinquanta precari a rischio licenziamento da febbraio

Una nuova delibera del Cda limita a 30 mesi i contratti a termine: nel polo di Sesto Fiorentino a rischio almeno 50 ricercatori, centinaia in tutta Italia.

Sesto Fiorentino: Atti e delibere
In breve
  • La Rsu Flc Cgil chiede la revoca della delibera e un piano di stabilizzazioni
  • incontro con i vertici la prossima settimana

Almeno cinquanta ricercatori precari del polo CNR di Sesto Fiorentino rischiano di perdere il lavoro a partire dal 1° febbraio, dopo anni di contratti a termine rinnovati più volte, in alcuni casi per oltre un decennio. Lo hanno denunciato i lavoratori durante un'assemblea partecipata svoltasi questa mattina, giovedì 1° ottobre, nella sede sestese dell'ente.

La delibera del 24 settembre

Alla base della protesta c'è una delibera approvata dal Consiglio di amministrazione del CNR lo scorso 24 settembre, con un solo voto contrario, che introduce restrizioni ai nuovi contratti a tempo determinato. Il provvedimento fissa un limite massimo di 30 mesi alla somma dei contratti accumulati nel tempo da ciascun lavoratore: chi ha già superato questa soglia non potrà ottenere un nuovo incarico, nemmeno risultando vincitore di una selezione pubblica. La stessa delibera sta generando proteste anche in altre sedi dell'ente, come quella di Lecce, dove circa cento precari del Cnr Nanotec hanno manifestato nei giorni scorsi contro il provvedimento.

A livello nazionale sono centinaia i lavoratori coinvolti, molti dei quali impiegati dal 2023 su progetti Pnrr in settori come tecnologie di precisione per l'agricoltura, calcolo, ottica e intelligenza artificiale. Per loro il contratto in essere scade il 31 gennaio.

La richiesta dei sindacati

Durante l'assemblea di Sesto Fiorentino i lavoratori hanno denunciato le mancate strategie di programmazione del reclutamento dell'ente, sottolineando come la ricerca in Italia sia oggi portata avanti da personale precario il cui futuro resta appeso a un filo. Giovanni La Penna, della Rsu in quota Flc Cgil, ha chiesto al Cda del CNR di tornare sui propri passi e di avviare un piano di stabilizzazioni, definendo inaccettabile disperdere il patrimonio di competenze accumulato. Il sindacalista ha avvertito che la scelta rischia di compromettere la continuità delle attività scientifiche e la piena operatività degli investimenti realizzati con i fondi Pnrr.

La Cgil chiede inoltre al governo l'applicazione della legge Madia per la stabilizzazione del personale che ha maturato i requisiti, e al CNR di reperire le risorse necessarie per non disperdere le professionalità formate in questi anni.

La prossima settimana è previsto un incontro tra i vertici dell'ente e i sindacati. In caso di mancati passi avanti, i lavoratori non escludono nuove forme di mobilitazione.

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