Firenze, depositate le motivazioni dell'assoluzione della pm Comodi
La Corte d'Appello di Firenze spiega perché gli accessi ai sistemi riservati della ex pm di Perugia erano di interesse professionale.

- La Corte d'Appello di Firenze ha depositato le motivazioni dell'assoluzione del magistrato Manuela Comodi
- In primo grado era stata condannata a tre mesi per accessi abusivi ai sistemi informatici della Procura di Perugia
- I giudici fiorentini escludono un interesse collidente con i doveri d'ufficio
- Tra gli episodi contestati anche una ricerca relativa al nome di Luca Palamara
La Corte d'Appello di Firenze ha depositato nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza che ha assolto il magistrato Manuela Comodi, all'epoca dei fatti contestati pubblico ministero presso la Procura di Perugia, dall'accusa di accessi abusivi ai sistemi informatici riservati della Procura. Il procedimento si è svolto davanti ai giudici fiorentini perché il tribunale di Firenze è competente per i reati attribuiti ai magistrati umbri.
La Corte d'appello di Firenze ha assolto, lo scorso giugno, il magistrato Manuela Comodi, che era stata condannata in primo grado, con il rito abbreviato, a tre mesi, e assolta su altre episodi di presunti accessi abusivi ai sistemi informatici. I suoi difensori, gli avvocati Chiara Lazzari e Alessandro Giuseppe Cannavale, avevano impugnato gli episodi per cui era stata condannata e hanno avuto ragione.
Il collegio e le motivazioni
La Corte d'appello, composta dal presidente Giampiero Borraccia e dai giudici a latere Maria Serena Favilli e Silvia Mugnaini, ha depositato le motivazioni della decisione. Secondo i giudici, il pubblico ministero che accede alle informazioni contenute nei sistemi riservati può farlo per interesse professionale e raggiunge un interesse collidente con i propri doveri d'ufficio solo in casi specifici.
Riguardo ad alcune ricerche svolte tramite il sistema Sicp, la Corte ha evidenziato come non fosse stata raggiunta nemmeno la prova che fossero state effettivamente svolte dal magistrato, dal momento che il portale sul suo computer era sempre aperto per necessità d'ufficio e che anche il personale di segreteria aveva accesso al sistema con le stesse credenziali.
Tra i nominativi oggetto di ricerca, risaliva al 16 maggio 2019 quella relativa a Luca Palamara, all'epoca magistrato in servizio a Roma, poi successivamente indagato proprio a Perugia.
La Corte d'Appello ha inoltre ribaltato l'impostazione del giudice di primo grado, che riteneva abusivi gli accessi a fascicoli non specificatamente assegnati alla pm, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione sulla fungibilità dei magistrati negli uffici di procura.
Gli altri episodi contestati
Tra le ricerche effettuate da Comodi figuravano anche informazioni su procedimenti fallimentari riguardanti l'ex marito e la sua famiglia, un consulente e una conoscente. Per i giudici, in questi casi non è emerso alcun elemento che dimostri il perseguimento di un interesse in contrasto con quello istituzionale, trattandosi anzi di verifiche opportune per evitare situazioni di incompatibilità processuale.



