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Firenze, mostra sul chimico Enzo Ferroni e il restauro dopo l'alluvione del 1966

All'Archivio storico del Comune di Firenze una mostra racconta il lavoro del chimico Enzo Ferroni per il restauro delle opere dopo l'alluvione.

Firenze Piazza di Santa Croce
Foto d'archivio · Foto Zairon / Wikimedia Commons, CC BY 4.0
In breve
  • Mostra inaugurata sabato 10 ottobre alle 17, aperta fino al 7 novembre
  • Sede: Archivio storico del Comune di Firenze, via dell'Oriuolo 33
  • Racconta il lavoro di Enzo Ferroni, rettore dell'Università di Firenze dal 1976 al 1979
  • Percorso in quattro sezioni, tra cui il metodo Ferroni-Dini per le pitture murali

Una mostra dedicata al chimico fiorentino Enzo Ferroni e al suo contributo al restauro delle opere d'arte dopo l'alluvione del 4 novembre 1966 sarà inaugurata sabato 10 ottobre alle 17 nelle sale dell'Archivio storico del Comune di Firenze, in via dell'Oriuolo 33. L'esposizione, dal titolo "Dalle carte dell'Archivio Enzo Ferroni: l'alluvione e il restauro delle opere d'arte. La 'generosa collaborazione' di un chimico visionario", resterà aperta fino al 7 novembre.

A sessant'anni dall'alluvione che colpì la città, il percorso espositivo ricostruisce, attraverso documenti, fotografie, carteggi, appunti di lavoro e materiali scientifici, il contributo di Ferroni alla conservazione e al restauro del patrimonio artistico colpito dall'alluvione e lo sviluppo di metodologie innovative nate dall'incontro tra ricerca scientifica ed esigenze di tutela. Professore ordinario di chimica fisica all'Università di Firenze e rettore dal 1976 al 1979, Ferroni sperimentò materiali e tecniche per affrontare i gravi danni subiti dalle opere, sviluppando insieme al restauratore Dino Dini il metodo Ferroni-Dini per la desolfatazione degli affreschi.

Le quattro sezioni della mostra

Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni: una dedicata al salvataggio dell'Ultima cena di Taddeo Gaddi nel refettorio della Basilica di Santa Croce, un'altra alla metodologia per la conservazione delle pitture murali, applicata anche nel restauro delle opere del Beato Angelico nel Convento di San Marco. Una terza sezione ripercorre la formazione scientifica di Ferroni, dalla laurea nel 1945 alla cattedra di chimica fisica a Firenze nel 1965, mentre l'ultima segue l'evoluzione delle sue ricerche e l'eredità lasciata nel rapporto tra scienza e restauro.

L'assessore all'università e alla ricerca Dario Danti ha dichiarato che la mostra racconta una pagina importante della storia di Firenze, ma anche la forza della ricerca quando esce dai laboratori e mette conoscenze e competenze al servizio della comunità. L'assessore alla cultura Giovanni Bettarini ha sottolineato che dalla tragedia dell'alluvione nacque una straordinaria stagione di impegno, competenze e solidarietà per salvare opere che appartengono non soltanto alla nostra città, ma al mondo intero.

La rettrice dell'Università di Firenze Alessandra Petrucci ha ricordato che Ferroni fu uno dei maggiori pionieri nel campo delle scienze sperimentali applicate alla conservazione del patrimonio culturale e che il metodo da lui ideato è oggi applicato in tutto il mondo.

La mostra nasce dalla collaborazione tra Università degli Studi di Firenze, Dipartimento SAGAS, Dipartimento di Chimica "Ugo Schiff", Fondazione Enzo Ferroni e Archivio storico del Comune di Firenze.

Informazioni pratiche: la mostra è visitabile il martedì, giovedì e sabato dalle 11 alle 17.30, con apertura speciale domenica 1° novembre negli stessi orari. Per scuole e associazioni sono previste visite guidate su appuntamento.

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