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Firenze, chiusi 220 sportelli bancari in dieci anni: l'allarme Fisac Cgil

Rapporto Irpet: nella provincia di Firenze gli sportelli sono scesi da 594 a 374 in un decennio. Fisac Cgil: a rischio anche i centri decisionali.

Complesso di san salvi, veduta
Foto d'archivio · Foto Sailko / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
In breve
  • Anci Toscana offre disponibilità a collaborare con le banche per garantire servizi di prossimità

A Firenze e provincia sono 220 gli sportelli bancari chiusi negli ultimi dieci anni, un fenomeno che ha ridotto progressivamente la presenza degli istituti di credito sul territorio, colpendo soprattutto i piccoli comuni e le aree periferiche. A fotografare la situazione è il rapporto Irpet "La rarefazione dei servizi bancari in Toscana", presentato nei giorni scorsi a Firenze.

I numeri della contrazione

Secondo lo studio, nella provincia fiorentina gli sportelli sono passati dai 594 del 2015 ai 374 del 2025, con una contrazione del 37%. Il dato è in linea con l'andamento regionale: in Toscana le filiali sono diminuite da 2.265 a 1.410 nello stesso periodo, pari a una riduzione del 38%. Oggi in tutta la regione sono 31 i comuni completamente privi di uno sportello bancario, mentre altri 58 ne hanno soltanto uno.

L'allarme del sindacato

Per Yuri Domenici della Fisac Cgil, i numeri raccontano solo una parte del problema: "Dietro questi numeri c'è una questione più profonda: non stiamo perdendo soltanto filiali, rischiamo di perdere pezzi di territorio e di capacità di accompagnare l'economia locale". Secondo il sindacato, la concentrazione del settore bancario rischia di allontanare dai territori anche le strutture decisionali su finanziamenti e investimenti: "Quando le strutture di direzione generale e i luoghi in cui vengono assunte le decisioni sul credito si allontanano dal territorio, il rischio è che si indebolisca il rapporto quotidiano con le imprese, con le famiglie e con il tessuto produttivo locale".

Il rapporto Irpet evidenzia inoltre che la riduzione degli sportelli incide soprattutto sulle fasce di popolazione più anziane e sulle piccole imprese, per le quali il rapporto diretto con la banca resta un elemento importante.

Il nodo Monte dei Paschi

Nello scenario si inserisce anche la partita legata a Monte dei Paschi di Siena. Domenici avverte: "Firenze non può permettersi che la progressiva riduzione della presenza fisica delle banche sia accompagnata anche dalla scomparsa di funzioni direzionali e centri decisionali". Per il sindacato le aggregazioni bancarie possono avere ragioni industriali legittime, ma vanno valutate anche nell'impatto su economia reale, occupazione e capacità di sostenere gli investimenti.

Sul tema è intervenuta anche Anci Toscana: il direttore Simone Gheri ha offerto la disponibilità dell'associazione a collaborare con gli istituti bancari per individuare soluzioni che garantiscano servizi di prossimità, in particolare nei piccoli comuni e nelle aree interne, guardando al ruolo del credito cooperativo.

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