Sportelli bancari, in Toscana crescono i comuni senza filiali: il rapporto Irpet
A Palazzo Strozzi Sacrati presentato il rapporto Irpet: 31 comuni toscani senza sportelli bancari, 220mila cittadini coinvolti. L'allarme di Fisac Cgil e Anci Toscana.

- Su 273 comuni toscani, 31 non hanno più alcuno sportello bancario e altri 58 ne hanno uno solo
- Coinvolti 220mila cittadini in 89 comuni, quasi uno su tre nella regione
- In 17 anni gli sportelli sono calati del 44,5%, da 2.541 a 1.410
- Fisac Cgil chiede che l'Osservatorio regionale diventi una cabina di regia permanente
A Palazzo Strozzi Sacrati, a Firenze, si è riunito oggi l'Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, che ha ospitato la presentazione del rapporto Irpet "La rarefazione dei servizi bancari in Toscana". L'analisi fotografa un fenomeno in crescita che coinvolge decine di comuni della regione, comprese le aree interne e montane.
I numeri del rapporto
Secondo lo studio Irpet, su 273 comuni toscani, 31 non hanno più alcuno sportello bancario, dove vivono più di 60 mila persone, mentre altri 58 comuni ne hanno uno soltanto, per una popolazione di oltre 160 mila abitanti. In tutto sono 89 comuni, quasi uno su tre, in cui 220 mila cittadine e cittadini non hanno una banca sotto casa oppure dipendono da un'unica filiale.
Il quadro si inserisce in una contrazione di lungo periodo della rete fisica degli istituti di credito: gli sportelli bancari in Toscana sono scesi da 2.541 nel 2008 a 1.410 nel 2025, con un calo del 44,5% in 17 anni. La riduzione si è fatta più intensa nell'ultimo decennio: tra il 2015 e il 2025 gli sportelli sono diminuiti da 2.265 a 1.410, mentre sono cresciuti i comuni privi di sportello, da 12 a 31, e quelli con un solo sportello, da 39 a 58. Lo studio, che ha coinvolto anche un indice di esposizione costruito su dati Istat, Abi, Poste e Banca d'Italia, indica che le criticità maggiori riguardano 109 comuni, il 40% del totale, dove vive soltanto quasi il 12% della popolazione regionale.
Le reazioni
Per la Fisac Cgil Toscana, la questione va oltre il mero dato statistico. «Dietro questi numeri c'è una questione di inclusione finanziaria e quindi di possibilità di iniziativa economica e partecipazione alla vita sociale, politica e organizzativa del territorio», dichiara Sabrina Marricchi, segretaria generale della Fisac Cgil Toscana. «Dove resta un solo sportello non esiste più alcuna possibilità di scelta se non spostandosi di chilometri. Una situazione che pesa soprattutto sulle aree interne e montane e su chi ha meno dimestichezza con i servizi digitali».
Il sindacato guarda con preoccupazione anche alle fusioni in corso nel settore bancario, segnalando che ogni accorpamento ha storicamente comportato il rischio di nuove chiusure di filiali. Per questo la Fisac Cgil chiede che l'Osservatorio diventi una cabina di regia permanente, capace di promuovere un confronto preventivo con le parti sociali su ogni piano di riorganizzazione della rete.
Anche Anci Toscana è intervenuta sul tema. Il direttore Simone Gheri ha sottolineato che «è un fenomeno che colpisce in modo particolare i piccoli Comuni e le aree interne, dove la presenza di un presidio bancario continua ad avere un valore importante per cittadini e imprese», ringraziando la Regione Toscana per il lavoro di monitoraggio avviato sul tema.



