Vendemmia 2026, il Consorzio Chianti: "Uve di grande qualità"
Il presidente del Consorzio Vino Chianti Busi: Sangiovese eccellente grazie alle piogge di settembre, ma pesano incertezza geopolitica ed economica.

- Permangono criticità sul mercato per tensioni geopolitiche e incertezza economica
Si è chiusa con un bilancio qualitativo positivo la vendemmia 2026 per il Chianti, grazie soprattutto alle piogge arrivate a metà settembre che hanno riportato le uve in equilibrio dopo i mesi più caldi dell'estate. Lo comunica il Consorzio Vino Chianti, con sede a Firenze, tracciando un primo consuntivo della raccolta attraverso le parole del presidente Giovanni Busi.
"Quella di quest'anno è una vendemmia di grande qualità", ha dichiarato Busi, spiegando che le piogge arrivate a metà settembre sono state provvidenziali, perché hanno restituito equilibrio alle uve e hanno consentito di raccogliere grappoli in condizioni ottimali, senza particolari sofferenze legate al caldo. Il presidente ha sottolineato in particolare lo stato del Sangiovese, arrivato in cantina in condizioni eccellenti, con premesse per vini di alto livello.
Produzione in calo per scelta del Consorzio
Sul fronte dei volumi, il Consorzio conferma che la produzione sarà inferiore a quella degli anni scorsi, ma si tratta di un risultato atteso dopo la decisione dell'organismo di ridurre le rese massime per ettaro. La misura non è una novità: la riduzione del 20% delle rese per il Chianti Docg era già stata applicata nella vendemmia 2025 ed è stata confermata anche per quest'anno. Il taglio è stato formalizzato dalla Regione Toscana con la Deliberazione di Giunta n. 990 del 3 agosto 2026, che ha recepito la richiesta del Consorzio portando le rese massime da 110 a 88 quintali per ettaro, con una riduzione del 10% per la menzione Superiore.
Le preoccupazioni sul mercato
Resta invece critico il quadro commerciale. Busi ha parlato di un'"incertezza" che condiziona il lavoro delle aziende, con periodi di stallo degli ordini alternati a richieste consistenti, una discontinuità che rende difficile programmare l'attività. Secondo il presidente del Consorzio, a pesare sono le tensioni geopolitiche e lo stato dell'economia internazionale, che spingono imprese e consumatori verso scelte più prudenti.
"Il Chianti ha fiducia, non ha paura", ha concluso Busi, sottolineando che il settore ha le qualità per affrontare anche un mercato difficile, pur auspicando un contesto internazionale più stabile per consumatori e aziende.




